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Foto trovata su 3.bp.blogspot.comForse il titolo è esagerato, ma devo ammettere che, nello scegliere l’articolo da tradurre questa sera, ho seguito un metro di giudizio niente affatto politically correct. Sarah Elizabeth Cupp è una scrittrice di successo, collabora con diversi giornali, è ospite fissa in una delle trasmissioni più geniali degli ultimi 20 anni (Red Eye sulla Fox News) e, per farla breve, riassume molte delle caratteristiche che il vostro umile Apolide troverebbe desiderabili in una compagna di vita. La signorina in questione avrebbe l’età giusta, senso dell’umorismo, intelligenza, capacità dialettica, grazia, buone letture e soprattutto credenziali conservatrici a prova di fuoco.

So di non farle giustizia adducendo queste bieche motivazioni maschiliste, ma il pezzo che ha scritto, come buona parte del suo materiale, è interessante, ben argomentato e va dritto al punto.
Il vostro Apolide teme che in Italia la sua genia sia praticamente inesistente: bella, intelligente, dotata di sani valori e conservative sembrano non andare mai a braccetto. Trovi una ragazza di buona cultura, curiosa, intelligente; ti illudi di aver scovato l’ago nel pagliaio; ci parli per due minuti e ti accorgi che è più a sinistra di Stalin, una odiosa radical-chic, snob fino al midollo, magari appassionata di new age, astrologia od occultismo. A questo punto torni a casa e ti guardi Red Eye, chiedendoti se dovrai veramente attraversare l’Atlantico per trovare la conservative babe giusta per te…

Chi ha paura di Barack Obama? Nessuno.
Sarah Elizabeth Cupp
Originale: New York Daily News
Traduzione in Italiano: Luca A. Bocci

Foto trovata su img.mobypicture.comMolti grandi pensatori hanno trattato il tema del potere e della paura e, forse più correttamente, del potere della paura.
Michel Foucault parla del potere della sorveglianza (o, almeno, il potere della minaccia della sorveglianza), poi c’è il consiglio che Niccolò Machiavelli dà a Lorenzo de’ Medici, sull’uso del “timore” per mantenere la stabilità del Regno. Anche Gandhi si espresse sul potere della paura, aggiungendo che “il potere che si fonda sull’amore è mille volte più efficace e duraturo di quello che si fonda sulla paura di una punizione”. Senza offendere il grande Mahatma, sarebbe stato un pessimo presidente degli Stati Uniti.

Oggi la domanda più in voga è se Barack Obama comprenda le regole del potere della paura o se, come Gandhi, preferisca la forza dell’amore. A giudicare dall’ultimo mese, sembra che non sia particolarmente capace di usare né l’uno né l’altro.

Dopo che da destra e sinistra si levavano voci che denunciavano la mancanza di leadership del presidente nella crisi del Golfo del Messico, Obama sembra aver interpretato queste proteste come, beh, una richiesta di un linguaggio più esplicito; di qui la richiesta ai suoi aiutanti di “tappare quel fottuto buco” e la richiesta, espressa durante il “Today” show, di sapere finalmente “quale culo” dovesse “prendere a calci”.

Mentre l’aver mostrato che può benissimo diventare uno che minaccia usando montagne di parolacce (anche se non ricordo quando mai le televisioni siano state costrette a censurare un’intervista al presidente), facendo capire che sa quando è il caso di fare lo spaccone, ci sono ben altre prove che dimostrano quanto non abbia capito quanto sia importante l’uso della paura e dell’intimidazione per ottenere quello che si vuole. Obama fa un gran rumore quando si muove, ma porta un bastone molto piccolo (riferimento alla frase di Theodore Roosevelt “tieni i toni bassi ma portati dietro un bastone bello grosso” ndT).

Foto trovata su opiniontimes.comVolete una prova? I casi di Joe SestakAndrew Romanoff. Mentre lo scandalo sulle supposte offerte di lavoro ai candidati democratici in cambio del loro ritiro da alcune primarie cruciali non durerà fino al 2012, quello che dimostra a proposito dei limiti delle capacità di persuasione del presidente sono ben più preoccupanti per il futuro di Barack Obama.

L’editorialista di Forbes e consulente politico democratico Dan Gerstein ha dichiarato che “come scandalo, l’intera faccenda fa abbastanza ridere, ma danneggia l’amministrazione Obama in un’altra maniera: mostrando a tutti che questa Casa Bianca non sa bene come usare il proprio potere o impaurire i propri avversari”.

La paura è la chiave di tutto. “Il fatto che Sestak e Romanoff, come peraltro  David Paterson, non abbiano esitato un attimo prima di mandare a quel paese Patrick GaspardJim Messina, potrebbe essere un grosso problema.

E’ vero che offerte del genere vengono fatte – e rifiutate – ogni giorno. Larry Sabato, direttore del Center for Politics della University of Virginia, ha provato a spiegarmi il problema in questo modo: “l’amministrazione non è riuscita ad ottenere quello che voleva in entrambi i casi. Questo è chiaro a tutti; ma in quanti altri casi ci sono riusciti? Non lo sappiamo e in queste cose è la percentuale di battuta che conta”.

Ma quando guardi la media di battuta di Obama, è chiaro che non è un campione come Ted Williams. Ha lottato a lungo per ottenere la public option nella riforma della sanità e, dopo quasi un anno di battaglie continue, non è riuscito ad ottenerla.

Ha esercitato forti pressioni sull’Europa per convincerla a seguirci lungo la strada dello stimolo economico infinito e non c’è riuscito (Regno UnitoGermania hanno addirittura annunciato grossi tagli ai budget pubblici proprio questa settimana).

Foto trovata su nationalconversation.typepad.comHa detto che voleva una legge incisiva sulla lotta al cambiamento del clima – e non l’ha ottenuta. Voleva che Israele interrompesse la costruzione di nuovi insediamenti a Gerusalemme Est – e si è beccato un bel dito nell’occhio quando la presenza del vicepresidente  Joe Biden in Israele non è stata sufficiente a fermare i cantieri. Ora sta spingendo per una nuova legge di stimolo all’occupazione – ma non è stato capace di convincere DemocraticiRepubblicani a mettersi sul serio al lavoro.

Qui non c’entra la minaccia dei Repubblicani di ostruzionismo – è chiaro che la sua statura all’estero e la sua influenza sui deputati Democratici sta rapidamente diminuendo. Come mi ha riferito un leader del GOP alla Camera, “gli episodi delle ultime settimane sono una prova chiara che Obama non controlla l’agenda della sinistra radicale, ne è semplicemente il fantoccio”.

C’è una bella differenza tra terrorizzare il prossimo ed impiegare la paura a proprio vantaggio: altri presidenti lo sapevano bene. Gerstein ricorda Franklin Delano Roosevelt, Ronald ReaganLyndon Johnson ma gli storici della presidenza USA e gli esperti di politica stanno sempre più facendo paragoni tra Obama e Jimmy Carter, non certo delle buone notizie per un presidente che ha ancora molti progetti da realizzare in vista di una rielezione che si annuncia alquanto difficile.

Parlando di amore e paura, Machiavelli ebbe a dire che “perché elli è difficile accozzarli insieme, è molto piú sicuro essere temuto che amato”: le sue parole possono sembrare un filino paranoiche ai nostri tempi, ma sono sempre un commento utilissimo sulla necessità di gestire politicamente la paura e suggeriscono al presidente che dovrebbe essere preoccupato – molto preoccupato – per il suo futuro politico.

Sarah Elizabeth Cupp, autrice dei libri Why you’re wrong about the Right e Losing our religion, ha rubriche online sul New York Daily News e il Daily Caller, collabora con Townhall e Politico ed è spesso chiamata come opinionista sulle principali televisioni via cavo. La si può trovare sul suo sito Red S.E. Cupp e alla mail secupp@redsecupp.com.